Una telefonata a Robert Miles

E’ passato un anno dall’uscita del disco di Robert Miles, per l’occasione avevamo sentito Roberto Concina, approfittando anche per parlare dello straordinario passato che l’ha visto protagonista della scena mondiale house e progressive. Nonostante non amasse particolarmente il pianoforte, fu proprio con un giro di piano che s’impose sul mercato mondiale, vendendo 5 milioni di dischi con Children e lanciando il Dream, un genere nuovo, romantico e sognante. Cambiando sito abbiamo perso tutte le vecchie pagine, un po’ alla volta cerco di recuperarle, sbobinando le interviste per renderle più pratiche, lasciando sul fondo anche la registrazione audio per chi volesse sentire le risposte dalla voce di Robert Miles che ha presentato Thirteen.

Emanuele Willy Remoto intervista ROBERT MILES

D: Ops scusa… Avevo l’amplificatore un po’ alto..
R: A palla..
D: Come piace a te del resto, a palla!
R: eheheh
D: dunque, siamo in compagnia di Robert Miles, è un piacerone averlo qui con noi, tutto bene?
R: Tutto bene
D: Album nuovo, una cosa incredibile, cosa gli dici ai tuoi fan, quelli che si aspettano ancora che tu faccia la house sognante che ti ha fatto conoescere in tutto il mondo?
R: ehehe, se sono miei fan sanno che faccio cose diverse
D: Ho letto che hai rinnegato il periodo di Children
R: No, no, anzi, continuo sempre a dire che se posso fare quello che faccio oggi è proprio per merito di quel disco e di quel pezzo, non c’è dubbio che non lo suono più nei miei dj set perchè sono un dj che ha sempre suonato musica nuova e musica alternativa e di conseguenza non fa più parte dle mio programma però questo non vuol dire che non apprezzo quello che è successo
D: Quell’intro di Children, te lo invidiano i Coldplay quel motivo iniziale, è diventato il simbolo degli anni ’90, un po’ come Oxygene di Jean Michel Jarre per gli anni ’80..
R: Certo, è un disco che come sanno tutti ha fatto quello che ha fatto, di conseguenza è diventato un classico, probabilmente diventerà uno di quei brani strumentali che verrà suonato alla radio ancora per molti e molti anni..
D: E in quegli anni la eri considerato commerciale da quelli che ascoltavano invece le sonorità che fai adesso
R: Beh diciamo che all’epoca, se la guardiamo dal punto di vista odierno sicuramente il brano è diventanto mainstream, commerciale, anche perchè comunque dopo che hai venduto 5 milioni di copie non è che puoi definirti underground, di gonseguenza molti mi hanno inserito in quella categoria li però poi con i dischi che sono seguiti si sono dovuti ricredere
D: Hai rinnegato la grande industria discografica mainstrem che tra l’altro oggi non esiste più..
R: Si, si, su questo non c’è dubbio, l’ho rinnegata quando ho capito come funzionava la storia a quel livello li, subito mi sono detto non è quello che cerco e non ha senso che sto qua
D: Tu hai avuto anche la fortuna di conoscere la grande industria discografica, molti vorrebbero avere la fortuna che hai avuto tu
R: A parte il fatto che non è più possibile, la music industry per come era in quesgli anni li è proprio sparita completamente, in un certo senso è anche un bene perchè secondo me è una cosa più positiva il modo in cui internet ha dato a tutti la stessa opportunità, di conseguenza è un momento di transito, un momento dove stanno cambiando molte cose, non solo nella musica, nel cinema ad esempio hanno gli stessi problemi che ci sono nell’industria musicale, bisogna aspettare e vedere come vanno le cose
D: E’ arrivato un giorno in cui hai detto a quell’industria me ne vado, faccio le cose per conto mio
R: Si, ovviamente è una strada tutta in salita, non è così facile come quando hai dietro tutte quelle persone che lavorano sulla tua musica ma è una scelta che ho fatto lasciando quelle che erano le major aprendo una etichetta indipendente a Londra
D: E hai iniziato a collaborare con dei musicisti incredibili, tanto che sembra quasi di ascoltare in questo disco i Weather Report
R: eheheh, strano, ci sono altre persone che hanno fatto questo paragone, si ho avuto l’opportunità di conoscere un sacco di gene da quando mi sono spostato a Londra nel 1996, ho conosciuto un sacco di artisti, Nitin Sawhney, Bill Laswell, Trilok Gurtu e molti altri con i quali ho avuto la fortuna di lavorare e di fare musica insieme su progetti che ho fatto uscire come Robert Miles
D: Tanto per dire, Trilok Gurtu ha suonato la batteria con Joe Zawinul, com’è stato trovarselo davanti a fare la parte ritmica?
R: Beh, Trilok è una persona molto interessante e anche simpatica, si presta molto a quella che è la sperimentazione e d’altronde ci ha vissuto da quando era molto giovane, ci siamo conosciuto per merito di Nitin Sawhney, stavano facendo delle cose insieme, lavoravano nello studio e di conseguenza li ho conosciuti tutte e due li, e abbiamo deciso di fare alcuni brani per l’album che poi è diventato Organik, sugli ultimi due brani, dopodichè il tutto ci è piaciuto molto e ci abbiamo detto perchè non collaborare per un album intero, e da li è nato Miles Gurtu (nel 2004 n.d.r)
D: E per fare felici i fan della prima ora, riferendoci a quel tipo di house, tu adesso che musica ascolti?
R: beh principalmente nelle mie serate presento musica minimale, tech house, però questo è quello che suono nei club, a livello personale ascolto di tutto di più..
D: E questo lo si capisce ascoltando il tuo disco, adesso stai facendo il giro del mondo, come hai sempre fatto del resto ma, tornerai in Italia?
R: In Italia torno spesso, ho suonato a Venezia il mese scorso all’Area City, tornerò a maggio nel triveneto poi a Roma, farò date abbastanza spesso quest’estae giù in Italia
D: Però sempre di passaggio, non ci pensi proprio a mettere su casa?
R: beh no, diciamo che l’Italia è uno dei paesi più belli del mondo, il problema che abbiamo in Italia è quello politico, di sistema che è molto arretrato rispetto agli altri paesi europei e non solo europei, di conseguenza per fare il business, per fare quello che faccio io, certamente non vivo in Italia
D: Ma anche per fare altro aggiungo io.
R: Ehehe, è un peccato perchè cavoli abbiamo delle cose che ci invidia il mondo intero purtroppo da quel lato li non riusciamo a fare quello che dovremo fare
D: Dal punto di vista musicale com’è vista l’Italia, cosa esce all’estero?
R: Non è facile trovare dei prodotti italiani di quel livello li all’estero, oltre al prodotto che arriva dall’Inghiterra, dall’America e dalla Germania, che sono i paesi chiave del mercato discografico, se fai dei nomi che tutti conoscono sono quei nomi più commerciali però se parli di musica più credibile, più alternativa non è facile..
D: Ma con la tua etichetta non puoi dare una mano?
R: Ma certo! Noi siamo in contatto con molti artisti che stanno in Italia, ovviamente con internet un artista non ha più bisogno di un’etichetta, quando conosci il sitema che internet ti offre puoi benissimo spingere la tua musica attraverso il tuo sito
D: Certo
R: Senza dare la metà dei soldi ad un’etichetta che fa le stesse cose che faresti te..
D: Abbiamo perso di vista il disco, come mai Thirteen (scritto come Th1rt3en), perchè tredici?
R: Allora tredici non è perchè ci sono 13 tracce come pensano tutti, è un numero, è una cosa strana è un numero che mi sempre seguito, qualsiasi cosa ho fatto veniva fuori il numero 13, poi per quanto riguarda il significato nella numerologia il 13 significa il numero del progresso, quando praticamente ai finito qualcosa e hai voglia di arrivare al prossimo scalino,di conseguenza mi piaceva questa definizione e l’ho adottata
D: E noi ti auriamo di fare il 17esimo disco di platino o il 13esimo d’oro, non so cosa sarebbe meglio
R: Ehehe con questo tipo di musica non è facile fare fare un disco di platino e non l’abbiamo fatto con questo obiettivo
D: Però è il disco che preferiamo
R: Grazie
D: Grazie a te di essere stato con noi
R: Grazie a voi

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