Intervista a Pierpaolo Capovilla

Pierpaolo Capovilla lo conosco da parecchio tempo, al tempo trasmettevo su Sherwood e c’era la Stefanietta che si occupava di rock, ed era in fissa per i Tre Allegri Ragazzi Morti e per gli One Dimensional Man. Eravamo tutti un bel po’ giovani e siamo cambiati parecchio. La Stefanietta è finita per diventare suora. Incredibile ma vero… Chi per fortuna non è cambiato, in tutti questi anni, è proprio Pierpaolo che se rinasce si farà prete, questo l’ha detto, però intanto continua a cantare con tanta rabbia e poesia. Non ricordo quale fosse l’occasione, forse con l’uscita de Il Mondo Nuovo, però abbiamo fatto una bella chiacchierata.

Pierpaolo Capovilla intervistato da Emanuele Remoto

D: Buon pomeriggio Pierpaolo, che piacere averti qui con noi
R: Buon pomeriggio a te a agli ascoltatori
D: Ti ho assordato (nell’attesa telefonica)?
R: Nooo ci sono abituato al casino (ride)
D: Intanto complimenti, so che hai fondato questa nuova band, gli One Dimensional Man, so che sta andando molto bene…
R: (Risata fragorosa) Grazie, ti ringrazio si, non siamo che agli esordi, ci stiamo provando..
D: E’ bello vedere le foto in internet dei primi One Dimensional Man del ’95, come eravate giovani!
R: Grazie che me lo ricordi..
D: E c’era anche Dario..
R: Certo, Dario, Carlo poi c’è stato Franz, insomma ne sono passati un po’.. ci sono state molte vicissitudini, il gruppo ha una storia lunga, il gruppo ha iniziato nel ’96 e ne è passata molta di acqua sotto i ponti, è passato molto tempo, io sono il più vecchio perchè ho i miei bei 43 anni però mi sembra di capire che l’entusiasmo non mi manchi
D: Possiamo anche dire che sei cresciuto molto nel frattempo?
R: Sii, sono maturato un po’, sono invecchiato e sono maturato
D: Anche perchè mi ricordo al tempo le domande tipo: Perchè non cantate in italiano? E te la sei tolta quella soddisfazione..
R: Eh si me la sono tolta, c’è stato un processo di autoapprendimento perchè ho capito anch’io con il Teatro degli Orrori che cantare in italiano è la cosa più figa che c’è..
D: Ah!
R: Eh si, se lavori qua in Italia, chiaro. Perchè tutti ti capiscono e perchè l’inglese è una mediazione tra ciò vuoi dire, ciò che intendi dire, alla fine dirai perchè o nasci madre lingua o non è così, quindi l’italiano è la soluzione migliore, però One Dimensional Man cantano in inglese perchè in questo modo si cerca anche di uscire dai confini
D: Poi con Il Teatro degli Orrori le domande invece erano: Ma che fine hanno fatto gli One Dimensional Man?
R: Si
D: E tu spiegavi che era in Standby..
R: Si, in standby
D: Adesso però la domanda è che fine ha fatto Il Teatro degli Orrori?
R: (Ride) No il Teatro è in piena attività.. abbiamo finistro di registrare A Better Man questo nuovo album che uscirà a giugno e stiamo facendo delle date per rodare la band e faremo dei brani nuovi, Il Teatro degli Orrori nel frattempo stiamo già lavorando al repertorio del nuovo disco, sarà un repertorio che andremo a registrare verso fine anno, non stiamo mai fermi, è un momento magico questo, la stanchezza ovviamente c’è perchè sono due anni che sono in tournè ma chissenefrega..
D: E così ci piaci, sempre pieno di energia, ma i testi, per quelli del Teatro li scrivi te mentre quelle degli One Dimensional Man li scriva un artista australiano..
R: Si sono tutti scritti da Rossmore James Campbell, chiamato semplicemente Ross, che è un pittore australiano di Sidney che in questo momento vive a Città del Messico, e un mio antico e caro amico, già aveva collaborato in You Kill Me, e adesso anche per colpa della mia totale disaffezione nei confronti della lingua inglese mi ha spinto a chiedere a Ross un aiuto, l’aiuto è andato oltre le aspettative perchè mi ha fatto dono di 26 composizioni meravigliose, ne abbiamo scelte una decina che andranno a comporre tutte le tracce del nuovo disco, A Better Man sarà un disco interamente collettivo, quasi corale, ci saranno Justin Trosper degli Unwound, Eugene Robinson degli Oxbow, naturalmente c’è anche Jacopo Battaglia degli Zu che suona anche lui, ci saranno Bloody Beetroots, Luca Bottigliero alla batterie e Giulio Ragno Favero alla chitarra e alla produzione e c’è Ross ai testi, è un disco fatto da una dozzina di persone, non possiamo più considerarci soltanto in tre in questa cosa qui, abbiamo chiamato a raccolta amici cari e meno conosciuti e sono venuti tutti con entusiasmo ci hanno dato una mano e abbiamo fatto un disco sorprendente.
…….
D: Piepaolo un abbraccio e grazie…
R. Un abbraccio a te e agli ascoltatori.

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